Cromo esavalente, Nevi: “Necessario scatto delle istituzioni”, De Luca: “E’ ora di agire”

TERNI – C’è cromo esavalente nell’aria di Terni e una parte dei tumori può essere attribuita a questa sostanza cancerogena, prevalentemente di origine industriale. E’ quanto emerso dalla prima campagna sperimentale di monitoraggio sul tema presentata giovedì dall’Arpa. Campionamenti giornalieri sono stati fatti nel 2016 nelle zone di Prisciano e Borgo Rivo con campionamenti a impianti siderurgici fermi e funzionanti. E’ emerso che a Prisciano ci sono concentrazioni di cromo esavalente più elevate rispetto a Borgo Rivo ma durante l’estate, con la chiusura degli impianti, diminuiscono le concentrazioni. In generale l’Arpa rimane cauta mentre Armando Mattioli, responsabile dell’Unità di progetto “Ambiente e salute” creata nel dipartimento di prevenzione dell’Usl 2 sostiene che “per quanto riguarda l’incidenza dei tumori legati al cromo esavalente, in particolare ai polmoni, è sicuramente maggiore che nel Perugino e a Borgo Rivo ma soprattutto a Prisciano siamo su livelli di inaccettabilità”.
Inevitabili le prese di posizione. Per il capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Raffaele Nevi, serve “uno scatto da parte delle istituzioni che invece si caratterizzano, come al solito, per l’assoluta inerzia su un tema centrale per i cittadini”. Nevi che ricorda come “già quando in Regione approvammo il piano della qualità dell’aria sollecitai, anche attraverso la presentazione di una proposta di ordine del giorno, la definizione di un piano straordinario e sperimentale proprio per Terni, coinvolgendo tutte le Istituzioni locali, la Fondazione, i medici, fino ai ministeri dell’Ambiente e della Salute”.
“Ad una timida apertura da parte della Giunta regionale alla mia proposta – continua Nevi – nulla o molto poco ad oggi è stato fatto. Ma, alla luce del nuovo studio Arpa, non si può più attendere ed è necessario che le istituzioni recepiscano le conclusioni dello studio e si mettano a lavorare insieme alle imprese, a cominciare da Tk-Ast, per affrontare le questioni, andando anche ad approfondire le analisi fatte, fino ad oggi”.
Per Nevi, “occorre immediatamente fare quello studio epidemiologico che i tecnici auspicano e che ritengono fondamentale. Annuncio che nei prossimi giorni presenterò una mozione in Assemblea legislativa affinché si impegni la Giunta regionale a prendere immediatamente in mano la regia su questo tema e per definire, finalmente, delle azioni concrete”.
“La popolazione ternana – aggiunge – non può continuare a convivere con la paura e l’immobilismo, di chi come il Comune e la Provincia se ne infischiano di questo problema, forse anche per non alterare i buoni rapporti con le grandi imprese, a cominciare dall’acciaieria. A noi interessa la salute dei cittadini – conclude Nevi – ed è abbondantemente passata l’ora di capire bene, definitivamente, scientificamente, come siamo messi e cosa fare per migliorare la qualità dell’aria che respiriamo quotidianamente”.
Per il capogruppo del Movimento 5 Stelle a Palazzo Spada, Thomas De Luca “i risultati confermano ciò che denunciavamo da anni: il cromo esavalente è la prima priorità d’intervento tra i fattori di rischio ambientali a Terni. Non c’è più nulla da aspettare, conclusa la diagnosi vanno somministrate cure e soluzioni e vanno adottate soluzioni. C’è assoluta necessità di politiche attive volte ad abbattere drasticamente l’emissione delle polveri dal polo siderurgico.
Per De Luca “vanno adottati controlli ferrei sulla dispersione incontrollata dai punti di emissione e dalle aree di stoccaggio temporaneo dei residuali delle scorie, fenomeni documentati e denunciati nel recente passato. Bisogna inserire nell’ambito degli iter autorizzativi un sistema di videosorveglianza con sensori di movimento che possa tenere sotto costante controllo la dispersione incontrollata”.
“C’è chi ha immaginato l’Area di crisi industriale complessa come una pioggia di soldi da spartire tra i soliti noti “pioggia” di soldi sul cui cogente arrivo nutriamo forti dubbi – continua l’esponente pentastellato – Noi ci batteremo per la immediata necessità di stanziamenti diretti da parte dello stato centrale, che incentivino conseguentemente anche la multinazionale a fare doverosamente la sua parte. Efficientamento ambientale degli impianti volto a contenere ed abbattere ulteriormente l’emissione di metalli pesanti. Lavoratori e cittadini per una risposta concreta che concili il diritto alla salute e il diritto al lavoro. Verso il modello Linz, Austria, per creare nuovi posti di lavoro e combattere la disoccupazione con il risanamento ambientale”.
Secondo De Luca “la conferenza organizzata in modo eccellente da Arpa Umbria è stata una preziosissima occasione, presentazione di una sperimentazione all’avanguardia internazionale. Ci prendiamo il nostro merito per essere stati coloro che sin dal 2012 hanno combattuto con studio ed azioni concrete questa battaglia, risposta eloquente ad alcune becere accuse degli editorialisti di regime”.
“Quello che va necessariamente approfondito – continua De Luca – è l’impatto sull’area di Santa Maria Maddalena, che continua a non essere monitorata nonostante è riconosciuta sin dal 2013 come area di massima ricaduta delle polveri totali sospese. Ci chiediamo come siano stati ignorati anche i dati che hanno raggiunto il livello record a dicembre 2015 di 310,8 ng/m3, più del doppio di quanto dichiarato in sede di conferenza. Forse alla politica ieri totalmente assente avrebbe fatto comodo ascoltare…magari per non parlare a vanvera quando è il momento di decidere”.

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