Caro bollette, allarme di Confindustria Umbria: «A rischio produzione, investimenti e posti di lavoro»

Il nuovo aumento dei prezzi dell’energia rischia di compromettere la competitività delle imprese umbre, frenare gli investimenti e, nei casi più critici, mettere in discussione la continuità della produzione. A lanciare l’allarme è Confindustria Umbria, che invita Governo, Regione e istituzioni europee ad affrontare il caro energia non più come una difficoltà temporanea, ma come una vera emergenza per l’intero sistema industriale.

Le aziende italiane continuano infatti a sostenere costi dell’elettricità e del gas sensibilmente superiori rispetto a quelli affrontati dai principali concorrenti europei. Una disparità che colpisce soprattutto i settori ad alta intensità energetica, ma che finisce per ripercuotersi su tutto il comparto manifatturiero e sulle relative filiere.

«Quanto sta emergendo in questi giorni anche in Umbria rappresenta un segnale di allarme che non può essere sottovalutato», afferma il presidente di Confindustria Umbria, Giammarco Urbani. Quando il prezzo dell’energia arriva a condizionare programmi produttivi, investimenti e occupazione, osserva Urbani, il problema non riguarda più soltanto i bilanci delle singole aziende, ma «la tenuta complessiva del sistema industriale e dei territori».

Secondo l’associazione degli industriali, il divario energetico rispetto agli altri Paesi europei si è ormai trasformato in uno svantaggio strutturale. Le imprese italiane competono sugli stessi mercati, ma partono da condizioni differenti. Trasferire integralmente gli aumenti sui prezzi finali renderebbe molte produzioni meno competitive; assorbire i rincari, invece, significa ridurre margini, liquidità e risorse da destinare all’innovazione.

«Le imprese non chiedono condizioni di favore – prosegue Urbani – ma di poter acquistare energia a costi paragonabili a quelli sostenuti dai concorrenti europei». Il rischio è che un divario non legato all’efficienza aziendale determini riduzioni della produzione, rinvii degli investimenti e perdite occupazionali. Difendere l’industria, sottolinea il presidente, significa quindi tutelare il lavoro, le filiere e la capacità del Paese di produrre ricchezza.

Confindustria Umbria sollecita interventi immediati per le imprese energivore e per i comparti maggiormente esposti, insieme alla riduzione degli oneri che gravano sulle bollette. L’associazione richiama inoltre l’attenzione sul sistema europeo Ets, che dovrebbe accompagnare la decarbonizzazione senza trasformarsi, a causa di costi elevati e forte volatilità, in un ulteriore svantaggio per l’industria europea rispetto ai concorrenti globali.

Accanto alle misure d’emergenza, viene chiesta una strategia energetica di medio e lungo periodo: accelerazione delle fonti rinnovabili, semplificazione delle autorizzazioni, potenziamento delle reti e dei sistemi di accumulo e maggiore valorizzazione delle risorse territoriali, compresa la produzione idroelettrica. Servono anche sicurezza e diversificazione degli approvvigionamenti, oltre a un confronto pragmatico sulle tecnologie capaci di garantire continuità e autonomia energetica, incluso il nucleare di nuova generazione.

«Le risposte devono arrivare in tempi compatibili con quelli delle imprese», conclude Urbani. La transizione ambientale, avverte, potrà avere successo soltanto se procederà insieme alla tutela della competitività: «Decarbonizzare non può significare deindustrializzare. Senza industria non ci sono investimenti, innovazione, occupazione né una transizione realmente sostenibile».

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