Tata e ThyssenKrupp, l’intesa verso la stretta finale. La firma forse a maggio

Sarebbe rimasto da definire il prezzo ma la trattativa tra il gruppo Tata e ThyssenKrupp sembra essere arrivata alle battute finali. L’indiscrezione, riportata da alcuni media inglesi, trapela da fonti vicine al gruppo anglo-indiano di Tata secondo cui la lunga trattativa potrebbe concludersi a maggio con il nulla osta da parte dell’antitrust inglese all’operazione.
La fase della negoziazione in questo momento si concentrerebbe sul prezzo e in particolare sul sito di Port Talbot.
L’indiscrezione – che per altro non è stata smentita dalle parti – ha avuto come effetto immediato un recupero del 4% per le azioni Tata quotate sui mercati internazionali.
Che effetto questa possibile operazione avrà sul sito di Terni è tutto da vedere.
Non a caso la scorsa settimana i segretari territoriali di Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Ugl, in conferenza stampa, avevano riportato l’attenzione su una possibile vendita anche del sito ternano, vendita collegata proprio ad una trattativa tra Tata e ThyssenKrupp. “Se l’azienda non smentisce – hanno detto i sindacalisti – la questione della vendita rimane confermata, bisogna però capire come e quando avverrà, fattori non irrilevanti”.
Sulla questione è intervenuto oggi il senatore Gianluca Rossi che osserva che “la fusione tra Tata Steel e ThyssenKrupp sembra non essere più solo un gossip, ma una realtà pronta a compiersi, come annuncia Siderweb, dove si scopre che sarebbe ormai solo una questione di dettagli”. Rossi annuncia una sua interrogazione al ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda e chiede un intervento del Governo per verificare la situazione, ed in particolare per sapere “come si intende proteggere le produzioni italiane di ThyssenKrupp, tra cui l’Ast di Terni”.
“Non è la prima volta – dice il senatore del Pd – che pongo questo quesito e credo sia ora di agire senza esitazione per salvaguardare le produzioni di inox ternane e ed i lavoratori, che costituiscono, entrambi, un asset strategico eccezionale di questo Paese. Bisogna evitare a tutti i costi – conclude Rossi – che si ripeta quanto già accaduto nell’accordo di qualche anno fa tra Outokumpu e ThyssenKrupp”.

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