Terni, Farmacie comunali verso la vendita. Il 7 aprile il consiglio comunale ad hoc

TERNI – Palazzo Spada tira dritto sulla vendita delle farmacie. Il 7 aprile la questione sarà al centro della seduta del consiglio comunale e intanto la giunta municipale ha modifica lo statuto di Farmacia Terni srl. Si “azzera” il cda e il riferimento resta l’amministratore unico.

Sulla vicenda farmacie interviene il consigliere comunale di I Love Terni, Enrico Melasecche secondo cui “quello che ha combinato Raffaelli con le Farmacie Comunali è da profondo rosso con oltre 4 milioni di perdite e con presidenti nominati dai partiti che dichiaravano candidamente di non capirci nulla. Lo sottolinea lo stesso Mustica oggi, dopo che per quindici anni avevamo proposto soluzioni serie e professionali che avrebbero oggi evitato la follia di una svendita al monte dei pegni”

“Quello che stanno combinando Di Girolamo e Piacenti da tre anni a questa parte – continua Melasecche – è però roba da trattamento sanitario obbligatorio, con tutto il rispetto per i malati veri. Prima no, non si vende, anzi si procede al rilancio con la trasformazione in spa, anzi, ci siamo sbagliati, in srl, con un mandato al cda di procedere ad una riorganizzazione generale con nuovi servizi ed il trasferimento delle farmacie improduttive in zone demograficamente più interessanti. Marcia indietro, il Tar boccia la decisione come se fossimo in mano a dilettanti allo sbaraglio. Poi inversione ad U, si vende, anzi si corre a svendere perché il piano di rientro dal predissesto si regge solo e soltanto se si introitano i quattro soldi che si ricaveranno dalla prima tranche del 70% dell’azienda”.

“Con una giunta che pensa di trovare un gonzo che mette i milioni ma si fa imporre una scomodissima quota del 10% che rimarrà in mano alla politica per continuare a fare assunzioni di comodo, gestire forniture e giochi vari di sempre – aggiunge Melasecche – Tutto questo mentre la città attonita sta a guardare il Titanic-Terni che affonda. Applausi a scena aperta al sindaco ma anche al suo commercialista-assessore che pensa di continuare a trattare 110.000 ternani da fessi. Penso che ormai la corda al collo se la siano messi da soli, basta solo che la città dia un calcio allo sgabello, forse anche uno nel di dietro, a chi l’ha ridotta in queste condizioni”.

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