Teatro Verdi, la discussione si allarga: in campo un gruppo di professionisti

TERNI – Teatro Verdi la bagarre è infinita. Il giorno dopo l’uscita di Vittorio Sgarbi che ha difeso il modello Poletti, si registra una serie di prese di posizione sul futuro del teatro.
Un gruppo di progettisti, architetti e ingegneri, oggi prende le distanze dal quell’ipotesi e sostiene che “portare a conclusione singoli stralci di interventi, senza avere un progetto omogeneo ed unitario, è un’operazione di corto respiro che rischia di pregiudicare l’obiettivo di avere un teatro di assoluta qualità che restituisca al Verdi il ruolo di contenitore privilegiato della cultura cittadina”. “Il Verdi, per l’importanza intrinseca dell’edificio, per il ruolo storico e simbolico che ha rivestito nella cultura ternana – scrivono in una nota – è patrimonio dell’intera città e dei suoi abitanti, motivo per il quale questi dovrebbero essere coinvolti nelle scelte”.
Secondo il gruppo “per essere vissuto ed usato il Verdi, una volta finiti i lavori, dovrà poter ospitare al suo interno tutte le attività che si possono svolgere oggi in uno spazio teatrale di eccellenza, dalla musica alla prosa, dagli spettacoli classici a quelli di avanguardia o a quelli tecnologicamente innovativi, passando anche per conferenze e manifestazioni. Questi sono anche i motivi per i quali manifestiamo perplessità verso la corrente di pensiero che afferma di voler riproporre, oggi, in maniera automatica, la soluzione del Poletti, anche perché, lo stato nel quale si trova il Verdi è frutto delle pesanti modifiche del dopoguerra, al punto che le caratteristiche iniziali del modello “polettiano” sono difficilmente identificabili. Riteniamo quindi che riproporlo costituisca una sorta di falso storico”.
Secondo questo gruppo di architetti e ingegneri “l’unico strumento da utilizzare è quello del concorso di idee con procedura aperta, per mettere a confronto il meglio di quello che la cultura progettuale può offrire. Si definiscano in maniera chiara i limiti al contorno, si fissi l’obiettivo della capienza e le tipologie di utilizzo dello spazio e si bandisca il concorso di idee. Il concorso sarebbe per Terni una grande operazione culturale e costituirebbe il presupposto per affrontare anche il problema del reperimento delle risorse necessarie”.
La presa di posizione è firmata da arch. Giuseppe Andreoli arch. Sandro Anelli Studio Baldi Margheriti Associati arch. Luciano Baldi e arch. Paola Margheriti arch. Carlo Bientinesi ing. Luca Calzuoli arch. Pierpaolo Canini arch. Alessandro Capati arch. Andrea Della Sala arch. Pier Francesco Duranti arch. Alessandro Fancelli arch. Carlo Giani arch. Silvia Giani arch. Michele Giorgini arch. Silvano Gismondi arch. Manuela Gualtieri arch. Alberto Matticari Officina8 Associati ing. Stefano Bufi e arch. Patrizia Campili arch. Valentina Savarese arch. Simone Lorenzoni MRarchitect arch. Matteo Romanelli ing. Simone Scaccetti.
Sul piano politico, si registra la presa di posizione di Patrizia Braghiroli e Angelica Trenta (M5S) secondo cui “Avrebbero dovuto fermarsi e ragionare su una soluzione anziché andare avanti con la folle idea di un cinema-teatro per accontentare non si sa chi, di certo non la città. Ci mancavano le dichiarazioni di un dirigente comunale che si dimentica di essere un tecnico e non un politico e che afferma che il Poletti non si può fare, che è un’idea anacronistica, Abbiano il coraggio l’assessore Bucari, il sindaco Leopoldo di Girolamo e il capogruppo Pd Cavicchioli di supportare le argomentazioni del tecnico-politico e se la smettano di prendere in giro fiori fior di professionisti, associazioni e cittadini che nella possibilità di un teatro moderno all’italiana ci credono”.
Dopo aver ricordato che sono stati appaltati i lavori strutturali del primo lotto relativi al primo stralcio (emolizione e ricostruzione della torre scenica- recupero della copertura della sala- rifacimento murature sommitali), per la messa in sicurezza “non supportati da una progettazione architettonica ampia e condivisa che non lasceranno più spazio a soluzioni architettoniche svariate, diverse dal teatro attuale del dopoguerra, compresa l’eventuale scelta del teatro all’italiana tanto voluto dalla cittadinanza; lavori che vincoleranno ormai la riqualificazione del teatro come cinema-teatro e niente di più”.
“Abbiamo appreso in commissione- proseguono Trenta e Braghiroli- che a detta dell’assessore Bucari non è possibile fermare i lavori né stralciarne una parte né proporre una variante in quanto già appaltati. Ma noi crediamo che una variazione sia sempre possibile, se solo la si vuole fare. Il problema è politico, non certo tecnico, e il Partito Democratico deve assumersi la responsabilità delle loro scelte calate dall’alto”.
Scendendo nel dettaglio del costo dell’opera, Braghiroli e Trenta sostengono che “il progetto prevede opere per un costo complessivo di circa 12 milioni di euro; a maggio partirà il primo lotto già appaltato per un totale di 2.900 mila euro. Lavori che allo stato attuale non potranno quindi essere conclusi per mancanza di soldi: il Verdi sarà l’ennesimo cantiere eterno, il più grande nella delusione apportata ad un’intera città”.
Sulla questione anche il consigliere di I love Terni, Enrico Melasecche che osserva che la grande confusione sul Verdi oggi “ha prodotto però un risultato unitario di gran parte dell’associazionismo, del fior fiore della professionalità tecnica ternana, della società civile, di tutti o quasi i consiglieri comunali: quello di dichiarare che quanto fatto in questi anni è sbagliato, senza capo né coda, senza una idea di teatro, senza un progetto di fattibilità per cui ormai le cifre volano come farfalle, raddoppiano, si dimezzano, ognuno in questa confusione la spara più grossa per la semplice ragione che, come ho spiegato e rispiegato più volte – dice Melasecche – fare il confronto con i costi sostenuti per il teatro Poletti di Rimini è ridicolo per la semplice ragione che il sedime complessivo di quella struttura è molto più grande del nostro e soprattutto le opere realizzate sono molto diverse. Occorre serietà quando si parla di queste cose, non siamo al bar dello sport, occorrono computi metrici ed ipotesi gestionali e finanziarie puntuali”.
“Si aggiunge oggi a questa baraonda un gruppo di noti tecnici che danno forza a questo giudizio critico su quanto fin qui fatto dal Comune ma, meraviglia delle meraviglie, pur avendo costoro lavorato fianco a fianco con i sopra assessori e dipendenti comunali, anche con incarichi politici di livello regionale, non hanno fin qui manifestato un minimo interesse al recupero del Teatro Verdi, almeno nulla è apparso sulla stampa. Oggi improvvisamente, in zona Cesarini, fanno anche una proposta, quella di abbandonare il Poletti, suscitando le ire di Sgarbi che ha usato anche epiteti coloriti nei confronti di coloro che vorrebbero un Teatro Verdi senz’anima, come una piscina o come un qualsiasi palazzetto dello sport. Il dibattito è aperto. Sono ben contento – conclude Melasecche – che la mia iniziativa abbia susciti tanto amore, spero sincero e a tutela della storia della città e dei suoi interessi generali, piuttosto che di altro”.

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