Terni, quattro consiglieri passano all’opposizione: «Revochiamo la fiducia a Bandecchi»

TERNI – Marina Severoni, Andrea Colasanti, Andrea Sterlini e Federica Severoni si collocano «formalmente e definitivamente all’opposizione», revocando la fiducia al sindaco Stefano Bandecchi e alla giunta. I quattro consiglieri del gruppo Con Bandecchi per Terni, costituito nell’agosto 2026, annunciano la decisione con una nota nella quale ricostruiscono le ragioni della rottura: dagli impegni elettorali che ritengono disattesi alla mancata condivisione delle scelte amministrative.

La presa di posizione arriva dopo le dichiarazioni con cui il sindaco aveva annunciato la loro estromissione dalla maggioranza. «Nessuno può decidere al posto dei consiglieri comunali se e come esercitare il proprio mandato», sostengono i quattro, rivendicando l’autonomia della scelta. «Una decisione che non nasce da ragioni personali, ma da una valutazione politica precisa: il mancato rispetto di una parte sostanziale del patto con gli elettori e degli impegni assunti nei confronti del gruppo consiliare».

L’elenco delle divergenze attraversa diversi settori dell’attività amministrativa. I consiglieri richiamano il principio di contrarietà alle privatizzazioni, le scelte sull’idroelettrico, la Ztl e le politiche ambientali. Contestano inoltre il mancato seguito di progetti che, a loro giudizio, erano pronti a partire: dall’appalto per la pubblica illuminazione alla cittadella dell’amicizia, dall’hotel all’ex Viscosa all’albergo diffuso nei borghi. Tra le criticità denunciate figurano anche l’ascensore di Cesi e la mancata apertura degli asili a settembre.

Nel mirino finiscono poi le scelte sul personale e la manutenzione stradale. I quattro criticano l’intenzione di ridurre i dipendenti senza un’analisi dettagliata e un confronto con altre realtà. Sul progetto Cantiere Comune, che prevedeva l’asfaltatura delle strade attraverso una gestione interna, sostengono che sia stato «svuotato senza una motivazione», lasciando inutilizzati i macchinari, a eccezione della Tappa Buche.

Altro fronte è la sicurezza. I consiglieri affermano che la situazione sia peggiorata nonostante l’assunzione di circa quaranta agenti di polizia locale, rispetto ai sessanta annunciati dal sindaco, e chiedono quale seguito abbiano avuto i progetti del vigile di quartiere e dei droni.

Una parte consistente della nota riguarda il metodo di governo. I quattro ricordano di aver chiesto di conoscere e approfondire le delibere prima del loro arrivo nelle commissioni e in consiglio comunale, per consentire al gruppo di maggioranza di contribuire alle decisioni. Richieste che, riferiscono, lo stesso Bandecchi aveva condiviso anche attraverso una lettera alla giunta.

Tra gli approfondimenti sollecitati figurano lo stato dei lavori pubblici finanziati dal Pnrr e da altre risorse, a partire dai circa venti milioni destinati al borgo di Cesi e dagli interventi al Teatro Verdi. «I cittadini hanno il diritto di conoscere tempi, costi, criticità e prospettive concrete di realizzazione», sottolineano.

Chiesti anche un rendiconto analitico dei risultati della Tappa Buche, la condivisione dei progetti finanziati con i canoni idrici e un quadro degli interventi sul verde, in relazione agli obblighi del contratto di Global Service. Su quest’ultimo punto, precisano, la documentazione ricevuta è ancora oggetto di approfondimento.

«Non abbiamo mai chiesto privilegi, ma semplicemente di poter svolgere pienamente il nostro ruolo di consiglieri», dichiarano. Alla base della rottura richiamano infine il dissenso sul cambio di giunta di febbraio, il distacco che ravvisano tra l’esecutivo e la città e le ultime scelte sulle partecipate, che definiscono errate.

Il passaggio all’opposizione chiude così il percorso dei quattro nella maggioranza. «La nostra decisione deriva dal rispetto verso l’elettorato», concludono, assicurando che continueranno a svolgere il mandato «nell’esclusivo interesse della città».

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