La decisione del Tar che sospende l’ordinanza della Regione che aveva chiuso gli asili nido e le scuole d’infanzia nelle zone rosse, ha creato il caos tra i Comuni che, anche dopo un confronto con l’Anci, stanno andando ognuno per conto proprio e sono diversi i sindaci che hanno firmato delle ordinanze per mantenere le chiusure mentre la Regione nel tardo pomeriggio ha annunciato ricorso al Consiglio di Stato.
Tra i sindaci che hanno deciso per la riapertura domani ci sono Gubbio, Gualdo Tadino, Fossato di Vico.
Ecco nel dettaglio le singole posizioni:
Anci Umbria è pronta a predisporre una ordinanza base per tutti i Comuni coinvolti nella zona rossa, contenente concetti uniformi ed elementi tecnici sanitari e giuridici, su cui, poi, ciascun Comune, nella pienezza della propria autonomia, potrà muoversi. Nel frattempo, Anci Umbria chiederà alla sanità umbra e alla Regione Umbria un documento che attesti la gravità della situazione, una relazione epidemiologica sull’attuale situazione Covid, a supporto di eventuali decisioni dei sindaci.
E’ quanto emerso dalla riunione, convocata da Anci Umbria, per un confronto tra i sindaci, a seguito della sentenza del Tar dell’Umbria che ha, di fatto, annullato l’ordinanza regionale di chiusura di nidi e infanzia. Alla riunione – riferisce l’Anci – ha preso parte l’avvocato Giuseppe Caforio che ha fornito indicazioni utili ai sindaci sulla vicenda, evidenziando la necessità di “porre nell’ordinanza dei sindaci motivazioni forti e inconfutabili”.
La riunione, infatti, è stata indetta per un confronto e per dare garanzie a tutti i sindaci per una migliore valutazione della sentenza del Tar.
Nel frattempo i sindaci del centrosinistra attaccano la Regione: “La riunione di Anci stamattina si è svolta incredibilmente senza una adeguata presenza né politica né tecnica della Regione Umbria se si escluse la presenza del dott. Luigi Rossetti che ringraziamo, chiamato ad affrontare problematiche afferenti al settore sanitario non certo di sua competenza.
Dopo la sentenza del Tar i sindaci si sono trovati a dover prendere decisioni in assenza di indicazioni chiare della Regione che è il soggetto deputato a deliberare in materia sanitaria.
Dopo le dichiarazioni della scorsa settimana riteniamo opportuno che la Presidente, l’assessore alla sanità, la giunta regionale tutta e le strutture tecniche regionali della sanità e della scuola supportino e orientino i sindaci in una vicenda nella quale i comuni rischiano di essere il capro espiatorio di un caos del quale sono del tutto incolpevoli.
Chiediamo pertanto alla Regione in tutte le sue articolazioni sia politiche che tecniche di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità in maniera chiara ed inequivocabile sulla scorta dei dati scientifici di cui ad oggi i sindaci nonostante ripetute richieste non sono a conoscenza.
Se come più volte ribadito da eminenti scienziati anche nelle ultime ore l’Umbria è la nuova Codogno, non si perda ulteriore tempo e si agisca di conseguenza in ogni sede utile. Se così non è altrettanto chiaramente la Regione agisca per mettere tutti nelle condizioni e di poter svolgere al meglio il proprio lavoro”.
Intanto il Comitato “A scuola” ha riferito che “qualora i Comuni non si adattassero al decreto del Tar” in merito alla riapertura delle scuole d’infanzia da lunedì 15 febbraio, “i genitori interessati sarebbero pronti ad impugnare eventuali ordinanze sindacali”.
“Apprendiamo che alcuni sindaci dei Comuni umbri della Zona rossa – si legge in una nota del comitato, a firma di Francesca Leone e Martina Leonardi – starebbero valutando la possibilità di emanare ordinanze di chiusura dei servizi socio-educativi 0-6 anni, con decorrenza da domani, nonostante il presidente del Tar Umbria Raffaele Potenza ieri abbia decretato la riapertura immediata degli asili nido e scuole dell’infanzia pubblici e paritari.
Siamo inoltre a conoscenza che da ieri si stanno susseguendo numerose riunioni tra i sindaci dei Comuni indette dall’Anci”.


