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Terziario, i sindacati: “Stop ai contratti pirata, serve un patto di legalità”

La crisi pandemica e la conseguente crisi occupazionale, con un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali, hanno messo a nudo le criticità di un settore già fragile e frastagliato come è il terziario in provincia di Terni.

Contratti non rispettati fino in fondo, finti part-time, lavoro grigio e persino lavoro nero: è questo il quadro che i sindacati del settore, Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, hanno descritto oggi nel corso di una conferenza stampa tenuta presso la Camera del lavoro di Terni. “Negli ultimi mesi ci siamo trovati a gestire tante situazioni di difficoltà e ingiustizia – hanno raccontato Lucia Rossi (Filcams Cgil), Sergio Sabatini (Fisascat Cisl), Massimiliano Ferrante (Uiltucs Uil) e Luca Solano (Nidil Cgil) – anche casi eclatanti come quello di una lavoratrice che era convinta di avere un contratto full-time perché lavorava a tempo pieno, ma le venivano pagate in realtà solo 2 ore al giorno”.

A fronte di situazioni del genere secondo i tre sindacati non è più rinviabile la sottoscrizione con le associazioni datoriali, insieme alle istituzioni locali (Comune in primis), di un “Patto per la legalità nel terziario” che spinga le aziende del settore ad impegnarsi nella piena applicazione dei contratti nazionali di riferimento. L’altro grave problema segnalato dai sindacati è infatti quello del proliferare dei cosiddetti “contratti pirata”, non sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative, che spesso comportano una decurtazione dello stipendio fino anche al 30% e minori diritti sul fronte della malattia, delle ferie, dei permessi, etc.

“Crediamo che un patto del genere, che superi il dumping contrattuale, sarebbe nel pieno interesse non solo di lavoratrici e lavoratori – hanno rimarcato i sindacati – ma anche delle imprese oneste, che non vogliono competere sulla pelle dei loro dipendenti, ma sulla qualità dei servizi offerti”.
E a proposito di qualità del terziario: Filcams, Fisascat e Uiltucs hanno osservato come negli ultimi anni il numero di imprese del settore sia cresciuto notevolmente sul territorio provinciale, arrivando a superare le 9mila unità (si pensi che le imprese manifatturiere non arrivano a 1400), ma questa fetta così importante di attività, circa la metà del totale di quelle iscritte nel registro della Camera di commercio, non produce da un punto di vista occupazionale avanzamenti significativi, né sotto il profilo meramente quantitativo, né tantomeno come qualità del lavoro.


Ecco allora che il sindacato unitariamente chiede un’inversione di tendenza a partire dalla programmazione: “Nella città di Terni in particolare sono alle porte nuove importanti aperture commerciali. Solo nella zona stadio – hanno osservato Rossi, Sabatini, Ferrante e Solano – si parla di 11mila metri quadrati di nuove superfici. È fondamentale che queste aperture vengano fatte seguendo un progetto, per evitare sovrapposizioni che finiscono per produrre sempre difficoltà occupazionali. Serve dunque un piano del commercio al quale come organizzazioni di lavoratrici e lavoratori chiediamo di contribuire”.


Di programmazione, infine, i sindacati parlano anche in riferimento al turismo, settore finora sempre considerato “residuale” rispetto alla naturale vocazione manifatturiera del territorio, ma che ha invece, secondo Cgil, Cisl e Uil, grandi potenzialità inespresse, testimoniate anche dai dati molto positivi su arrivi e permanenze in Umbria nel 2021. “Anche qui diciamo alle istituzioni e in primis al Comune che se ci sono progetti vanno messi a terra, l’occasione rappresentata dal Pnrr non può essere persa. Ad esempio – hanno concluso i rappresentanti sindacali – che fine ha fatto il progetto per la destagionalizzazione delle Cascate delle Marmore? Su questo e più in generale sull’idea di turismo che si vuole portare avanti per questo territorio proprio oggi chiederemo un confronto con l’amministrazione comunale”.

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