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Terni, situazione debitoria del Comune: il sindaco non rivela le cifre. Di Girolamo: “Il piano di riequilibrio non avrà durata lunga”

TERNI – Chi si aspettava le cifre è stato ben presto deluso. Il sindaco Di Girolamo, nella sua comunicazione al Consiglio comunale di oggi pomeriggio in cui ha annunciato la volontà di ricorrere al piano pluriennale di riequilibrio finanziario (cosiddetto predissesto finanziario ndr.) non ha dato numeri sull’entità dei debiti dell’amministrazione. Del resto, già nelle anticipazioni della conferenza stampa di domenica, aveva detto che i debiti fuori bilancio sono in corso di ricognizione. A dare i numeri saranno invece i consiglieri di minoranza Thomas De Luca (M5S), Enrico Melasecche (I love Terni) e Franco Todini (Il Cammello) che per domani alle 10 hanno convocato una conferenza stampa sulla situazione debitoria del Comune.
Oggi, intanto, nell’aula consiliare Di Girolamo ha spiegato che “non abbiamo fatto il punto sulle cifre esatte ma stiamo chiedendo le cifre ufficiali ai nostri tecnici. Il sindaco ha ribadito quanto anticipato ai giornalisti circa il fatto che “il piano non avrà una lunga durata e arriva anche a seguito di un lungo confronto con la giunta: per governare al meglio questa situazione straordinaria è necessario accedere a questa procedura, per mettere in sicurezza i conti dell’ente, per garantire un futuro alla città. Ritengo si tratti di un atto di trasparenza nei confronti dei cittadini, per continuare quel lavoro che portiamo avanti da sette anni e che mette insieme sviluppo e contenimento della spesa. La procedura sarà adottata per il minor tempo possibile – ha insistito Di Girolamo – ma garantirà trasparenza anche grazie ai controlli periodici previsti dalla normativa da parte di soggetti terzi”.
Il sindaco è passato poi ad annunciare le priorità dell’amministrazione da qui in avanti: l’efficientamento della macchina comunale, la revisione del modello delle partecipate, il nuovo welfare, il decoro urbano e una fase di partecipazione sociale più efficace.
Scatenate le opposizioni. Enrico Melasecche (I love Terni) ha accusato il sindaco di aver raccontato la trama di un film e non la realtà. “C’è un problema di fondo – ha detto Melasecche – dove va questa città dopo 17 anni di governo del centro sinistra?”. “Terni non ha più identità e prospettive e i fallimenti sono sotto gli occhi di tutti e non ci si può sottrarre alle proprie responsabilità, scaricando tutto sulla situazione nazionale”.
Franco Todini (Il Cammello) ha detto che la scelta della riduzione del numero degli assessori “da me sempre suggerita” arriva in ritardo “ma non è più strategica, quanto piuttosto necessitata”. “Con poche risorse occorre ora dimostrare la capacità di gestire un’amministrazione e una città – ha aggiunto Todini – ma manca una visione complessiva sia tecnica che politica”.
Anche per Thomas De Luca (M5S) il sindaco nel suo intervento avrebbe fornito “una rappresentazione della situazione totalmente estranea alla realtà”. Secondo De Luca “oggi avremmo dovuto prendere atto non di un predissesto, ma del dissesto di una consiliatura e di una classe dirigente a cominciare dal sindaco”.
Per Cecconi di Fratelli d’Italia “i risparmi sugli assessori tagliati valgono davvero poco rispetto alla voragine dei debiti del Comune e parlare di tagli ai costi della politica è solo propaganda”. Cecconi ha concluso chiedendo le dimissioni del sindaco e il commissariamento del Comune.
Per Francesco Ferranti (FI): “Siamo già all’interno di un vero e proprio fallimento non solo economico, ma anche politico e amministrativo attribuibile sempre allo stesso gruppo politico e alla stessa classe dirigente, quella del Partito Democratico”. Ferranti ha rilevato anche lui che il taglio degli assessori tecnici sta a significare un’ulteriore chiusura verso la città e ha indicato la via delle elezioni anticipate come la più naturale.
Paolo Crescimbeni ha elencato una serie di temi che – a suo parere – testimonierebbero il fallimento della giunta Di Girolamo : da Papigno al polo universitario, dalla metropolitana Terni-Cesi alle altre opere incompiute. “Si parla di vendere il patrimonio del Comune, che è di tutti e non degli amministratori che hanno male amministrato e che adesso vogliono ricorrere a questi espedienti”.

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