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Terni, ricorso al Tar: il Comitato No Inc ha raccolto già oltre 2000 euro

TERNI – La raccolta fondi del Comitato No inceneritori per il ricorso al tar contro l’autorizzazione rilasciata a Terni Biomassa parte con il piede giusto. Avviata ieri in occasione della partecipata manifestazione in piazza, ha superato i 2000 euro. Fabio Neri, presidente del Comitato, ieri ha detto che i soldi servono per iscrivere il ricorso che sarà presentato da due avvocati “che per questa pratica non prenderanno un euro”. E i ternani hanno risposto all’appello anche se in maniera più timida rispetto alla grande partecipazione al corteo di protesta.

Intanto sul fronte politico si registra la presa di posizione del capogruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo Spada, Marco Cecconi, parla di fallimento della politica tra farsa e giocobismi.
“Solo una politica esiziale e vigliacca – dice Cecconi – poteva sospingere e abbandonare i ternani, com’è puntualmente accaduto, alla mercé dei no a prescindere”

“Adesso il Comune, per bocca del sindaco Di Girolamo (ecco la politica di cui parliamo) – scrive Cecconi – prima di accendere o no questo o quel camino, pulper o quello che sia, invoca uno studio epidemiologico aggiornato. Peccato che tutti quelli commissionati e pagati negli ultimi anni siano stati usati finora come carta igienica, contraddetti e ignorati: fatto che intendiamo portare all’attenzione dell’autorità giudiziaria. Adesso il Comune annuncia un ricorso al Tar contro le autorizzazioni rilasciate dalla Regione: come se finora i due Enti non avessero marciato come un sol uomo, con Perugia sempre troppo orientata a fare di Terni la pattumiera dell’Umbria e Terni sempre troppo disposta a consentirlo”.

Cecconi ricorda che “il primo inceneritore a Terni fu quello dell’Asm e lo accese nel 1976 il sindaco PCI Dante Sotgiu. In questi quarant’anni, avremmo potuto studiare l’evoluzione della materia, magari seguendone gli aggiornamenti sui libri di scuola. Avremmo potuto ragionare con obiettività di quel 5% di incidenza inquinante rappresentato dagli inceneritori rispetto al 30% complessivo delle emissioni di origine industriale (l’ulteriore terzo della torta, sommato a quello già citato delle caldaie, essendo rappresentato dal traffico). Avremmo potuto avere, almeno, il teleriscaldamento. Avremmo potuto evitare di portare su e giù – come ancora facciamo – i nostri rifiuti per tutta l’Umbria a prezzi salatissimi. E, a proposito di prezzi, avremmo potuto evitare di caricare sul cittadino un costo a tonnellata schizzato dai 46 euro di qualche anno fa ai 167 attuali”.

“La politica, questa politica, – conclude Cecconi – ci ha impedito di ragionare e scegliere con giudizio. E ha preferito continuare ad avvelenarci confidando sull’ignoranza, la rassegnazione e il silenzio. Adesso, schiacciata dalle pance giacobine, non le resta che la farsa”.

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