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Terni, predissesto: Piacenti D’Ubaldi illustra il piano. Il Consiglio approva la procedura

TERNI – La procedura di riequilibrio finanziario pluriennale (il cosiddetto predissesto) è stata approvata dal consiglio comunale con 19 voti a favore e 12 contrari. Due consiglieri di maggioranza (Ricci e Bencivenga) non hanno preso parte al voto.
Nel pomeriggio di oggi, dopo le comunicazioni del sindaco (Tiziana De Angelis assessore) l’aula di Palazzo Spada è entrata subito nel vivo della questione: ovvero la procedura di cui all’articolo 243-bis del Tuel. Ad illustrare l’atto è stato l’assessore al bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi che ha precisato che la proposta riguarda una procedura di durata quinquennale, senza ricorso al fondo di rotazione.
“Il piano – ha detto – è l’unico strumento utilizzabile ed è un’assunzione di responsabilità piena, oltre che un atto di generosità nei confronti della città, perché alla fine di questo lavoro, con trasparenza, potremo riconsegnare l’ente risanato a chiunque verrà dopo di noi”.
“Il lavoro da fare – ha aggiunto l’assessore – sarà durissimo per tutti, anche per la struttura. Per questo ci confronteremo con tutti, a cominciare dalle parti sociali”.
“Si tratta – ha detto Piacenti D’Ubaldi – di una situazione che ha ragioni profonde e lontane. La crisi degli enti locali è ormai di sistema e anche il parlamento se ne sta rendendo conto. Inoltre sono molte le amministrazioni che hanno fatto ricorso agli strumenti del piano. Nel nostro caso – ha spiegato – si tratterà di un piano di riequilibrio di cinque anni: riguarda 8 milioni di debiti fuori bilancio stimati fino ad oggi e di 3 milioni di disavanzo strutturale. La ricognizione parte da domani con il riaccertamento strutturale dei residui; poi – ha precisato Piacenti – si predisporrà il piano effettivo che sarà portato in consiglio comunale prima della fine dell’anno, per essere poi trasmesso alla Corte dei Conti”.
Sulle azioni da porre in essere l’assessore ha ribadito che “verranno ceduti asset che noi riteniamo non più strategici e altri beni patrimoniali non essenziali. Lo squilibrio di parte corrente inoltre dovrà essere sanato dicendo alcuni sì e alcuni no, con la giusta motivazione, nell’interesse generale. Ulteriore lavoro dovrà esser fatto sulla diminuzione del debito, uno dei fardelli che pesano di più sull’ente, per poi passare alla riorganizzazione della macchina amministrativa per evitare le disfunzioni”.
L’assessore al bilancio in sostanza ha ribadito quanto già anticipato nei giorni scorsi alla stampa. Quindi è iniziata una serrata discussione.
Enrico Melasecche (IlT) ha accusato la giunta “di mentire serialmente”. “Avete condannato la città – ha continuato – nascondendo le vere ragioni di questo disastro, per il quale siamo un’eccezione tra i Comuni d’Italia”. “La massa di residui attivi è la vergogna con la quale è stata truffata la città anche presentando bilanci falsi, perché questo comune se n’è fregato di recuperare i crediti in danno a tutta la città”. “Altri debiti emergono di giorno in giorno di cui il sindaco non sapeva nulla come quello delle mense scolastiche. Come li pagheremo? Vendendo le farmacie, poi l’Asm che è un’azienda che poteva valere il triplo ed ora è in difficoltà perché non ha prodotto utili”.
Per Marco Cecconi (FdI) “non si può firmare un atto che è una cambiale in bianco con conseguenze incalcolabili, in assenza di conti definitivi”. La verità – ha continuato Cecconi – è che “si tratta di un’enorme fallimento politico di questa maggioranza”. “Dovreste solo scusarvi con la città, ammettendo di esservi sbagliati”.
Valentina Pococacio (M5S) ha sottolineato che “due anni fa siamo stati noi a dire che eravamo in condizioni di predissesto”. “Siete ormai nel mezzo di una frana. Vi giocate l’ultima carta e la vendete come atto di generosità”. “Dovete spiegarci perché non c’è liquidità. State elemosinando dalla cittadinanza sui danni che avete fatto”. Inoltre, ha concluso, “non si può votare su una stima, su una delega in bianco per chiedere alla città ulteriori sacrifici per risolvere problemi che voi stessi avete creato”.
Federico Pasculli (M5S) ha aggiunto che sui debiti fuori bilancio “la soluzione non può essere data da chi ha creato il problema: faccio richiesta che si dia vita ad una commissione per verificare tutti i debiti”.
Per Faliero Chiappini (Città aperta), “quella di oggi non è una bella giornata: al di là di ciò che è successo in passato, siamo obbligati a fare alcune cose, dobbiamo assumerci la responsabilità per determinare una svolta”. “Questo percorso – ha detto ancora Chiappini – può essere una sfida rispetto alla riorganizzazione dell’Ente per riportarlo sulla giusta direzione finanziaria”.
Stefano Fatale (FI) nel suo intervento ha sottolineato che “la giunta non può scaricare sempre la colpa sugli altri e sul legislatore”. “La sfida politica – per come la intendiamo noi – non può essere la svendita degli ultimi due beni presenti nel territorio, Asfm e Asm. Ma non ci convincono le altre sfide politiche delle quali parla l’amministrazione, come la città della salute, la raccolta differenziata, la questione delle mense e dell’ambiente che non riguardano mai un progetto che guarda al futuro”.
Per Paolo Crescimbeni (Gm) “Il tono trionfalistico dell’assessore è del tutto inopportuno”. “Mi sembra piuttosto una giornata di lutto per la città”. Crescimbeni ha anche detto di appoggiare l’idea di una commissione per la verifica dei debiti”. “Dalle dichiarazione della Giunta non emergono idee nuove, non c’è una nuova progettualità, ma il semplice ricorso ad una via di uscita prevista dal Governo Monti”.
Franco Todini (Il Cammello) ha fatto rilevare come “il problema di fondo è che ci troviamo sulla strada di un’amministrazione controllata, che ingesserà completamente la macchina amministrativa consentendo interventi minimi che serviranno solo per la sopravvivenza” “Non c’è una visione politica, solo incapacità e mancanza di visione”.
Il capogruppo del Pd Andrea Cavicchioli pur ricordando tutti i tagli subiti dagli enti locali, ha detto che è evidente “che siamo di fronte ad un problema strutturale dell’ente; un ente che attualmente ha una situazione di difficoltà accertata derivante da un eccesso d’indebitamento che viene da molti anni indietro. Di fronte a questo c’erano diverse possibilità: potevamo ammainare la bandiera e mettere le carte in mano ad un commissario. E’ invece stata fatta una scelta diversa fornendo una garanzia democratica anche per le opposizioni che un commissario non darebbe mai: gli atti dovremo farli vedere a tutti, in piena trasparenza. Oggi noi facciamo dunque un’operazione diversa – ha detto Cavicchioli – da quella che farebbe un commissario: non toccheremo l’imposizione fiscale. Dall’atto che votiamo stasera scattano una serie di meccanismi di tutela e trasparenza e inizia un percorso durante il quale abbiamo 90 giorni per fare il piano di riequilibrio in cui dobbiamo inserire tutti gli atti che anche le opposizioni potranno verificare con noi”. “Esiste procedura più garantista di questa e più conveniente per la città?” ha chiesto Cavicchioli all’assemblea. La realtà – ha aggiunto – è che si tratta di un’operazione senza alternative, trasparente e nell’interesse generale”.
Per Thomas De Luca (M5S), “la soluzione migliore è che chi ha creato questo buco vada a casa”. “Ci dovete spiegare – ha aggiunto rivolgendosi alla Giunta – come fino ad ora avete speso i soldi dei ternani, a cominciare dai debiti delle mense”. “Le bugie hanno aggravato i conti dell’ente per anni”.
Al termine l’aula ha approvato.
Sulla situazione di Palazzo Spada oggi è intervenuto anche il presidente della Camera di Commercio di Terni, Giuseppe Flamini che ha rivolto un accorato appello al senso di responsabilità. “Credo fermamente, supportato dai dati con cui ci confrontiamo quotidianamente, che questa città debba uscire dall’immobilismo in cui si trova ormai da tempo – dice Giuseppe Flamini – Il mio è un appello al senso di responsabilità che, in questo scenario di grande difficoltà, deve prevalere in ognuno di noi, soprattutto in chi ha l’onore e l’onere di guidare a tutti i livelli istituzionali questo territorio. L’aggravarsi della situazione finanziaria del Comune di Terni, unito ad una crisi di governance amministrativa, non fa altro che produrre ulteriori effetti negativi sulla vita quotidiana dei cittadini e delle imprese. Auspico quindi che le ragioni principali che interessano la città siano prevalenti rispetto a questioni interne che poco interessano chi giornalmente è impegnato nel proprio lavoro”.
“La Camera di commercio – conclude Flamini – è a disposizione per poter essere, eventualmente fosse richiesto, soggetto portatore di idee e progettualità”.
(Seguono aggiornamenti)

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