Politica

Terni, l’assessore Piacenti d’Ubaldi ai domiciliari: le opposizioni scatenate

Il nuovo polverone giudiziario che si è abbattuto su Palazzo Spada con l’arresto dell’assessore Piacenti d’Ubaldi e dell’amministratore unico della società partecipata TerniReti Montalbano Caracci e del consulente Roberto Camporesi, ha sollevato un vespaio di reazioni politiche.

Il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle dice “Il Pd e Leopoldo Di Girolamo hanno voluto proseguire come se nulla fosse, volendo far credere che era tutto a posto, sfidando cittadini e Istituzioni, nel silenzio complice di alcune opposizioni e di pezzi deviati di città, scudati dietro le parole: non veniteci oggi a parlare di garantismo per la casta, quando nessuno è garantista con famiglie e imprese costrette ad accollarsi maxi debiti, contratti soltanto per ingrassare il ‘sistema’.

Questi ennesimi fatti dimostrano che la sfida politica, amministrativa e gestionale è perduta a Terni, in Umbria e nel Paese: siamo pienamente dentro un collasso morale ed economico che ormai rischia di travolgere anche le tante forze sane della città.

Siamo stati gli unici a ribadire costantemente come la questione giudiziaria fosse tutt’altro che terminata con la ‘scarcerazione’ del sindaco: i gravi indizi di colpevolezza erano e sono ancora tutti lì, così come sono lì i lucrosi affari dei soliti noti.

Seguiremo attentamente gli sviluppi delle prossime ore e se necessario non mancheremo di sollecitare il Prefetto, affinché questi assuma ogni più utile decisione per la città: basta con dilazioni, differimenti, ciniche strategie per evitare il voto sulla pelle dei ternani”.

Il senatore Stefano Lucidi (M5S) chiede che “si torni al voto prima possibile, lasciateci scegliere una faccia diversa per la città di Terni”.

Per Emanuele Fiorini (Lega Nord): “Chi pensava che la Giunta Di Girolamo avesse toccato il suo punto più basso dovrà ricredersi. Ecco infatti arrivare la notizia di nuove perquisizioni a Palazzo Spada e, poco dopo, la decisione del Gip della misura degli arresti domiciliari per l’amministratore unico di TerniReti, il suo consulente e dell’assessore al bilancio, Piacenti d’Ubaldi.

Dopo i milioni di euro di debiti contratti, le inchieste, i primi arresti domiciliari tra cui quelli del sindaco, la bocciatura del piano di riequilibrio, la decisione dell’accesso al fondo di rotazione e il conseguente aumento indiscriminato delle tasse locali ecco un’altra, ennesima, brutta pagina di storia politica ternana firmata Pd. Mentre nel resto dell’Umbria si discute di come sviluppare i territori e si ottengono dei risultati, la città di Terni rischia di venire scippata del tribunale e di essere marginalizzata dal sistema trasporti umbro a causa dell’inerzia dei suoi rappresentanti politici di maggioranza alle prese con beghe personali e giudiziarie.

La città, inserita in un contesto di profonda crisi caratterizzato da imprese che chiudono e un tasso di disoccupazione sempre più alto, non riesce a reagire, paralizzata da una classe politica di centrosinistra arrivata ormai al capolinea, inerme, sofferente, incapace di ogni azione risolutiva. Cosa ulteriormente deve accadere perché possano, finalmente, rassegnare le dimissioni e andarsene a casa?”

Per il consigliere comunale Enrico Melasecche (I Love Terni): “Siamo di fronte a una situazione di anomalia continua, senza alcuna certezza. Le cose e i dati detti e votati qualche mese prima, non valgono più. La maggioranza dovrebbe chiedersi dove stiamo andando e invece vota continuamente a favore sia degli errori che delle correzioni”.

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