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San Costanzo, il cardinale Bassetti su crisi economica, inchieste e gioco d’azzardo

PERUGIA – “E’ la festa della città che si ritrova unita intorno al “Padre nella fede”. Una gioia condivisa che coinvolge tutti nel segno di un’antica appartenenza a valori sui quali è fondata la nostra vita e la nostra comunità. Sono i valori del Vangelo, che il Vescovo Costanzo ha testimoniato fino alla morte e che i nostri padri hanno difeso, amato e vissuto”.
Queste parole pronunciate dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti nell’omelia della celebrazione dei Primi Vespri della sera della vigilia (28 gennaio) della solennità di san Costanzo (29 gennaio), vescovo e martire, patrono della città di Perugia e dell’Archidiocesi, sintetizzano lo spirito con cui i perugini vivono questo importante evento di fede che richiama alle origini della loro comunità cristiana (II secolo d.C.). “Quali sono i valori evangelici che fondano la nostra comunità? – si è chiesto il cardinale – Innanzitutto il riconoscerci fratelli, figli di un unico Padre. Questa fratellanza ci spinge a vivere insieme e a farci carico dei pesi gli uni degli altri. Ci sono poi i valori della pace e della libertà, della giustizia e della solidarietà, come colonne portanti della convivenza civile. Una comunità senza pace non può sussistere, si sgretolerebbe. Ma anche una comunità senza autentica libertà finirebbe per soffocare e non aver più spirito di vita. Così pure una giustizia fredda e senz’anima inaridirebbe tutta la società: c’è dunque bisogno anche di tanta solidarietà perché il corpo sociale sia vivo e coeso, in modo che anche la vita di tutti i cittadini sia prospera e carica di speranza. Così i nostri padri pensavano la loro città; così la immaginiamo anche noi oggi: libera, giusta e solidale”.
“Il lento inesorabile deteriorarsi dei costumi sia religiosi che sociali – ha proseguito il cardinale Bassetti – ha provocato però lo sbiadirsi dei valori fondanti, e ciò ha comportato talvolta il rischio di perdere la pace, la libertà e la prosperità. Le crisi e i fatti bellicosi dei tempi passati sono ormai un vago ricordo, ma l’insidia della violenza, della sopraffazione e soprattutto dell’egoismo e della corruzione sono sempre presenti e richiedono da parte nostra un’attenta vigilanza. Negli ultimi tempi, grazie a Dio, non sono certo mancati esempi di grande generosità e solidarietà, specie in occasione della perdurante crisi economica e dell’interminabile assillo dovuto al terremoto. Una comunità modellata sui valori evangelici non può non essere accogliente, solidale e giusta”.
Ad aprire le celebrazioni in onore di san Costanzo è stata la suggestiva processione della “Luminaria”, menzionata negli Statuti comunali del XIV secolo nella cui “premessa” è riportata la preghiera che richiama le radici cristiane della convivenza civile e la responsabilità politica dei credenti. La “Luminaria” ha visto insieme i rappresentati delle istituzioni civili e religiose di Perugia, segno della loro collaborazione per il bene comune, iniziata davanti al palazzo comunale dei Priori con la benedizione del fuoco e la lettura dell’ordinanza dei Priori del Comune del 1310 che affidava al “Beato Costanzo” la protezione della città, salvaguardando ed accrescendo “di bene in meglio la condizione di pace e di tranquillità del popolo di Perugia…”. La “Luminaria”, come è tradizione, ha percorso la “via Sacra” che collega la cattedrale di san Lorenzo alla basilica di San Costanzo, transitando davanti alla chiesa di Sant’Ercolano e alle basiliche di San Domenico e San Pietro. In San Costanzo il cardinale Bassetti, alla presenza del sindaco Andrea Romizi e di altri rappresentanti delle istituzioni civili, culturali e religiose cittadine, ha presieduto la celebrazione dei Primi Vespri.
Le tante inquietudini del nostro tempo
Il cardinale Bassetti ha parlato del “tempo che stiamo vivendo mostra anche i segni di un’inquietudine che si insinua all’interno della compagine sociale e turba quella tranquillità che è il bene più prezioso per ogni comunità. Mi riferisco ai tanti problemi, soprattutto di carattere economico, che ancora assillano numerose famiglie perugine. Come comunità cristiana siamo vicini a quanti vivono questo tempo con trepidazione e cerchiamo di venire incontro alle tante necessità”. Il cardinale ha poi evidenziato «un malessere legato a preoccupanti fatti di cronaca e a inchieste giudiziarie che turbano seriamente il quieto vivere e l’onesto operare imprenditoriale e commerciale di taluni ambienti cittadini. Per non parlare del malessere che traspare da quell’oscurità che circonda il mondo del gioco d’azzardo, per molti ormai una vera e propria malattia, che brucia denaro di famiglie già provate dalla crisi e umilia la dignità di chi diventa preda e vittima di una falsa idea della vita”.
L’anima vera di Perugia
“Ma la vera identità della nostra città – ha detto il cardinale avviandosi alla conclusione – non sta certo in questi elementi negativi. Ma tale identità l’aveva ben colta il Santo Pontefice Giovanni Paolo II, quando, durante la sua visita del 1986, affermò: “Mi piace ammirare l’anima di Perugia, dolce e aperta come gli orizzonti che le si aprono d’intorno, così magistralmente illustrati nella pittura del Perugino, quell’anima che ha reso la città disponibile e accogliente verso quanti, dai vari continenti, qui convengono per il primo impatto con la lingua, la cultura e l’arte italiana o in cerca di lavoro. Lo stile di civile convivenza tra diverse componenti culturali, l’ordinata operosità, lo studio rigoroso e animato da volontà di servire l’autentico progresso dell’uomo, la cordiale e premurosa ospitalità, lasceranno senz’altro una traccia positiva nel loro animo”. E’ in questo stile di civiltà operosa e solidale che sta l’anima di Perugia, ed è questo stile che, tutti assieme, dobbiamo continuare a conservare e consegnare alle future generazioni”.

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