Politica

Provincia di Perugia, due le liste: ecco i candidati in corsa per il consiglio

L’8 gennaio si voterà a Perugia per il rinnovo del consiglio provinciale. Il presidente, Nando Mismetti, invece – come prevede la normativa, potrà completare il mandato alla scadenza dei quattro anni, al contrario di Terni dove si rinnova anche il presidente per le dimissioni di Di Girolamo. Due sono le liste di candidati a Perugia:
Provincia Democratica Riformista – candidati Domenico Barone (consigliere Spello), Roberto Bertini (consigliere Marsciano), Erika Borghesi (consigliere Perugia), Maria Pia Bruscolotti (sindaco Massa Martana), Stefano Ciuffini (consigliere Bettona), Mario Damiani (consigliere Deruta), Gino Emili (sindaco Cascia), Roberto Ferricelli (sindaco Piegaro), Paolo Fratini (sindaco San Giustino), Federico Masciolini (consigliere Assisi), Massimiliano Presciutti (sindaco Gualdo Tadino) e Jacopo Solfati (consigliere Trevi);
Provincia Libera – candidati Elisa Cacciamani (consigliere Nocera Umbra), Virginio Caparvi (consigliere Nocera Umbra), Riccardo Meloni (consigliere Foligno), Silvia Minelli (consigliere Gualdo Tadino), Enea Paladino (consigliere Citerna) e Massimo Perari (consigliere Perugia). Si voterà per il rinnovo del solo consiglio provinciale.
Le reazioni . “Le elezioni cadono all’indomani della sonora bocciatura inferta al governo Renzi dai cittadini al referendum – dice il segretario regionale di Rifondazione comunista dell’Umbria, Enrico Flamini – Tra le altre proposte contenute nella “riforma” bocciata dagli italiani c’era pure l’elezione di secondo grado del Senato. In effetti nella proposta del governo il Senato non sarebbe stato abolito, ma sarebbero stati i consiglieri regionali ad eleggere se stessi come senatori. Ecco, questo già accade e accadrà per le Province: saranno i consiglieri comunali delle rispettive province a votare se stessi. L’unica cosa certa è quindi che, nonostante le importanti funzioni che le province continuano ad avere, i cittadini non possono più votare per i propri rappresentanti. Nessuno sa niente. Siamo di fronte al fallimento della “legge Delrio” – prosegue Flamini – Le sue origini stanno nell’iniziativa di un ministro e di un governo che hanno mandato all’aria sistemi organizzativi di funzioni gestite da un livello istituzionale, sacrificato in nome del populismo, ma senza riuscire nemmeno lontanamente a ridurre la spesa pubblica e migliorare i servizi, come pure era stato propagandato. Gli effetti ottenuti sono esattamente all’opposto: le province continuano a svolgere funzioni importanti, ma i cittadini non possono più votare. Basti pensare alla situazione del terremoto, della viabilità e delle scuole. Siamo oramai al caos istituzionale”.
“In tutto questo – conclude il segretario regionale di Rifondazione comunista – la Regione dell’Umbria, la Presidente Marini, la sua giunta e la maggioranza che la sostiene hanno delle responsabilità enormi, in primis quelle di non aver mosso un dito con il governo per evitare questo disastro. Questi sono i risultati di chi, come Renzi e il PD, hanno favorito l’antipolitica, questi sono i risultati del monocolore PD in Umbria”.

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