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Ater, il presidente Armadori: “Morosità al 20 percento ed è in crescita”. 500 gli alloggi liberi

“La morosità annuale è tra il 18 e 20 percento, ed è in crescita, così come il numero delle famiglie che hanno difficoltà a garantirsi una abitazione con il proprio reddito”. Lo ha detto il presidente dell’Ater, Alessandro Armadori, ascoltato dal Comitato per il monitoraggio e la vigilanza sull’Amministrazione regionale, per un report sulla situazione dell’edilizia residenziale pubblica in Umbria. Al centro dell’audizione importi degli affitti e parametri per la loro definizione, bilancio e introiti dell’azienda, livelli di morosità e sfratti, effetti del sisma sull’attività dell’Azienda.
Armadori ha detto che il bando della Regione sulla ‘morosità incolpevole’ “ha permesso di contenere il fenomeno, ma il peggioramento delle condizioni di vita degli utenti dell’edilizia sociale può portare allo sfratto dei soggetti che non possono pagare nemmeno il canone minimo”. Il deterioramento delle condizioni economiche porta anche a quello degli appartamenti, di cui non viene curata l’ordinaria conduzione. “Riteniamo importanti – ha aggiunto Armadori – le iniziative per accrescere la consapevolezza culturale negli affittuari, anche con interventi nelle aree comuni. Anche il prestare lavoro per interventi di manutenzione in cambio del canone sarebbe positivo, ma è necessario un quadro normativo di riferimento.
“Nel 2015 ci sono stati solo 4 sfratti, tutti in via bonaria, che hanno riguardato categorie in difficoltà – ha proseguito il presidente dell’Ater – Prima di arrivare a questo punto vengono predisposti piani di rientro che mirano ad evitare l’allontanamento. Abbiamo appurato che esistono due categorie: le famiglie che vivono nella casa da anni, la sentono propria e tendono a pagare, tranne in caso di eventi traumatici e improvvisi. Altre che invece non sentono quella casa come propria e che quindi ritardano nei pagamenti, non curano la manutenzione ed eludono anche gli oneri condominiali, cosa che poi porta al degrado delle strutture”.
Parlando del bilancio dell’azienda, il presidente ha riferito che: “Il bilancio di Ater è in equilibrio ed ammonta a 19milioni di euro. Circa 2,5 milioni vengono impiegati ogni anno per la ristrutturazione degli 11mila immobili gestiti, suddivisi tra 8mila alloggi a canone sociale, mille a canone concordato e 2mila locati a canoni di mercato (negozi, spazi commerciali, sedi istituzionali). Sarebbero necessari maggiori fondi, nazionali e regionali, per fare fronte alle esigenze di manutenzione e per ampliare l’offerta di abitazioni. Le aziende territoriali si sobbarcano la copertura di una quota del welfare, garantendo canoni molto bassi, che vengono definiti, in base a quanto previsto dalla legge regionale, su parametri quantitativi e qualitativi del reddito. A parità di reddito un pensionato, un lavoratore autonomo o un disoccupato pagheranno canoni differenti”.
Già prima del terremoto era stato avviato, in collaborazione con l’Università di Perugia, un programma di verifica sismica degli alloggi dell’Azienda. Nessun edificio Ater è crollato con il sisma del 24 agosto, alcuni sono stati danneggiati, ma solo in modo lieve, grazie alla ricostruzione seguita al terremoto del 1997. Ma dopo il 30 ottobre la situazione è cambiata e molto peggiorata. “Su richiesta della Regione abbiamo consegnato la lista degli immobili liberi, di quelli da ristrutturare e ristrutturati – ha detto Armadori – In tutto circa 500 in tutta la regione. La Giunta ha quindi deciso di sospendere per 6 mesi le assegnazioni e i nuovi bandi, che vengono pubblicati dai Comuni”.

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