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Ast: ThyssenKrupp annuncia la cessione all’italiana Arvedi

TERNI – ThyssenKrupp ha annunciato la cessione dell’Ast di Terni al gruppo Arvedi. L’acciaieria torna quindi a una proprietà italiana.


Thyssenkrupp ha annunciato “la vendita di Acciai Speciali Terni (Ast), inclusa la relativa organizzazione commerciale in Germania, Italia e Turchia, alla società italiana Arvedi, raggiungendo così un nuovo traguardo nel riassetto del gruppo”.
   

“È stato concordato – è stato spiegato – di non divulgare il prezzo d’acquisto. La transazione è soggetta all’approvazione del Consiglio di Sorveglianza di Thyssenkrupp AG e all’autorizzazione dell’autorità antitrust europea”.
Il closing dell’operazione di cessione di Ast ad Arvedi “è previsto entro il primo semestre 2022 e Thyssenkrupp sta esaminando la possibilità di mantenere una partecipazione di minoranza nel gruppo Ast”. 

“Siamo certi di consegnare Ast in buone mani – scrive il consiglio d’amministrazione di Ast in una lettera inviata ai dipendenti – Nel corso delle trattative abbiamo potuto accertare che Arvedi offre al settore dell’acciaio inossidabile di Thyssenkrupp migliori prospettive per il futuro. Arvedi è una società italiana di successo con soluzioni leader nel settore dell’acciaio e dell’acciaio inossidabile ed è già un cliente importante di Ast. La società controllante è Finarvedi S.p.A., un’impresa familiare italiana a gestione indipendente. Con l’acquisizione di Ast, Arvedi si candida a costruire un soggetto europeo forte che si affermi con grandi capacità nella concorrenza globale e ottenga un successo destinato a durare nel tempo”.

LE REAZIONI

Nevi (Forza Italia): “Serviva player solido e italiano, Arvedi lo è”

 “A nome del gruppo parlamentare di Forza Italia alla Camera dei deputati saluto la notizia della vendita delle nostre acciaierie di Terni al gruppo Arvedi come una ottima notizia”: a dirlo è Raffaele Nevi, vice presidente del Gruppo stesso. “Abbiamo sempre detto – ha aggiunto – che serviva un player industriale solido, e possibilmente italiano, per fare in modo che l’Ast di Terni avesse un futuro migliore e il gruppo Arvedi corrisponde esattamente a queste caratteristiche”.

“Ci rallegriamo molto – sottolinea l’on. Nevi – che Ast torni in mano italiana. Certamente sarà necessario vedere il piano industriale che il gruppo cremonese predisporrà per lo stabilimento ternano ma sicuramente la storia e la qualità del management che esso ha a disposizione sono una garanzia per il nostro territorio. Ho avvertito subito anche il presidente Tajani che sta seguendo da mesi la vicenda, essendo da sempre attento alle sorti della nostra acciaieria. Mi ha assicurato che seguirà personalmente la fase di closing con la Commissione europea affinché si proceda nel minor tempo possibile alla cessione definitiva e non ci siano problemi, come è stato in passato. In conclusione mi permetto di rivolgere a nome di tutto il movimento politico di Forza Italia un benvenuto a Terni al gruppo Arvedi nella speranza che nasca un rapporto solido e trasparente con la città e i suoi straordinari lavoratori che hanno dimostrato durante questi lunghi anni di crisi e incertezze di saper resistere e al tempo stesso di volere bene alla fabbrica”.

Bori, Bellini e Spinelli (Pd): “Prospettive interessanti, ma tenere alta l’attenzione e lavorare a un piano strategico dell’acciaio”

“L’ufficialità della cessione di Ast al gruppo Arvedi apre opportunità interessanti per la manifattura siderurgica italiana che vanno sapute cogliere con la dovuta responsabilità e lungimiranza. Se da un lato la prospettiva di possibili investimenti su Terni da parte della nuova proprietà rappresenta una premessa incoraggiante rispetto alle possibilità di sviluppo della presenza della Acciai speciali sul mercato internazionale, ci sono, dall’altro, alcuni aspetti che richiedono attenzione, visione e una programmazione equilibrata. Quello che auspichiamo è, in primo luogo, un piano industriale efficace per la salvaguardia sia dell’integrità degli impianti e dell’indotto sia dell’occupazione del comparto. Quindi che il governo assuma pienamente un ruolo di accompagnamento e di garanzia attraverso il riconoscimento della centralità dell’acciaio nelle politiche industriali del Paese e una strategia coerente sulla siderurgia. Per arrivare alla dovuta chiarezza sulla annunciata partecipazione di minoranza di Tk nell’assetto societario e sul ruolo della finanza pubblica tramite la Cassa depositi e prestiti e quello eventuale dei fondi di investimento”. Così, in una nota, il segretario regionale del Pd Umbria Tommaso Bori, il segretario provinciale del Pd Terni Fabrizio Bellini e il segretario dem di Terni Pierluigi Spinelli. “Il Partito Democratico – aggiungono – continuerà ad impegnarsi a tutti i livelli, politici e istituzionali, e in tutte le sedi, a partire dal consiglio regionale aperto (messo in programma su richiesta delle minoranze) e dall’Agorà sulla siderurgia, per tenere alta l’attenzione su una fase strategica per il futuro di Terni, dell’Umbria e della siderurgia italiana ed europea”.

Lucidi (Lega): “Garantire il legame con la città e le ricadute sul territorio”

“La notizia della scelta dell’acquirente Arvedi da parte di TK-AST, chiude, in attesa del sì definitivo dell’Antitrust (speriamo tutti senza ripetere un nuovo caso Outokumpu), una stagione di attesa per le sorti del sito siderurgico ternano”. Lo afferma in una nota il Senatore umbro della Lega Stefano Lucidi. “La proprietà ha sempre garantito la solidità dell’operazione, ma la preoccupazione in città e qui a Roma era comunque forte”.

“Occupazione, sicurezza e ambiente sono i temi all’ordine del giorno – prosegue la nota – ma forse ancora prima di questi, doverosi, ma normali passaggi tecnici presenti in ogni cessione di proprietà, mi preme sottolineare un aspetto fondamentale a mio avviso, e che forse porta con sé tutti gli altri. Occorre preservare e chiedere garanzie che venga mantenuta storia e identità del sito, per quello che ha rappresentato, rappresenta e dovrà rappresentare in futuro per la città”.

“Un legame indivisibile – sottolinea l’esponente della Lega – che parte dal nome originario della società TERNI, città-fabbrica e passa per lo sport, il dopolavoro e per quel nome che molti danno agli stabilimenti di viale BRIN: mamma acciaieria”.

“Ecco, questo passaggio oltre che tecnico dovrà essere anche sociale, e i presupposti ci sono tutti, oggi che la città ha finalmente una amministrazione capace di restituire teatri e fontane ai cittadini, e il coraggio di progettare un futuro che passa per innovazione e centri sportivi aggregativi imponenti”.

“In un recente editoriale l’AD Burelli – chiude la nota – ha giustamente menzionato in maniera indiscutibile il forte legame tra azienda e città, fatto di lavoro e di ricadute attive sul territorio. Chi compra AST deve avere ben chiari questi aspetti per lasciare una impronta non solo ecologica sul territorio, ma sostenibile anche dal punto sociale. Arvedi, e la storia familiare che accompagna questa industria può essere sensibile a questi aspetti, e credo sia anche compito della politica far conoscere anche dettagli e sfumature che spesso vengono messi in secondo piano”.

La notizia dell’acquisto da parte del gruppo Arvedi delle Acciaierie ternane chiude una prima fase di indeterminatezza sull’approdo di questa trattativa, spostando l’attesa sui veri contenuti della nuova fase. Una fase che Fratelli d’Italia auspica possa avere i connotati del mantenimento dei livelli occupazionali e del rilancio delle produzioni industriali, in linea con i livelli qualitativi e quantitativi che hanno fatto la storia delle Acciaierie di Terni.

Pace e Squarta (Fdi): “Vanno garantiti integrità del sito produttivo e indotto”

E’ indubbio che vanno garantiti l’integrità del sito produttivo e anche dell’indotto. Così i consiglieri Eleonora Pace e Marco Squarta del Gruppo Fratelli d’Italia della Regione Umbria.

Per la capogruppo FdI, Eleonora Pace: “Il ritorno di Ast tra le aziende di proprietà di gruppi italiani è certamente una suggestione che non ci lascia indifferenti e che, speriamo, possa essere il viatico per una più ampia riorganizzazione della siderurgia nazionale.

La notizia della vendita non può però rassicurarci totalmente.

Del resto, già in passato, nell’allora percorso di privatizzazione delle Acciaierie ternane, le ipotetiche garanzie affidate al capitale italiano finirono dopo pochi mesi in una beffa speculativa che consegnò l’intero sito nelle mani di Thyssenkrupp.

Gli interessi nazionali della siderurgia italiana e del sito ternano devono perciò essere verificati alla luce di piani industriali e di garanzie di investimenti. L’Ast dovrà confermare la sua specificità con una rinnovata fase che abbia come cardine le produzioni a maggior contenuto di innovazione.
Su questo, il governo non dovrà limitarsi al ruolo di sensale ma dovrà esercitare tutta l’azione possibile affinché sia garantito un futuro, degno di questo nome, al sito industriale e alle lavorazioni.
Un futuro chiaro, definito a tavolino, con un piano di investimenti e possibilmente legato ad una strategia di lungo termine che ci auguriamo tuteli gli attuali livelli occupazionali aprendo nuove opportunità per l’intero territorio.

Attendiamo di conoscere le reali intenzioni del Gruppo attraverso la presentazione del piano industriale”.

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