Politica

“Mantenere il 118 e riportare a Terni una sua centrale operativa”, la richiesta dei consiglieri FdI

“Lo sosteniamo da mesi e nonostante la sottovalutazione emersa nella seconda Commissione consiliare di Palazzo Spada riteniamo che si debba risolvere il gravissimo problema quanto prima”.

I consiglieri comunali di Fratelli d’Italia al Comune di Terni, Patrizia Braghiroli, Maurizio Cecconelli, Rita Pepegna e Monia Santini, ritengono che quanto accaduto nei giorni 3 e 4 febbraio scorsi confermi la fondatezza della richiesta. “Nelle due circostanze – raccontano i consiglieri – il 112, cioè la centrale unica di risposta del numero unico di emergenza per tutto il territorio della Regione Umbria e Marche, in ossequio alla normativa europea e quindi dal 26 Gennaio al timone del 118 Umbro, ha mandato a Terni ambulanza e automedica per un “codice rosso” a sirene spiegate mentre l’emergenza era riferita a due persone rispettivamente di Ferentillo e Narni, con conseguente ritardo di oltre 40 minuti”.

“Va detto – continuano i quattro consiglieri FdI – che solo la conoscenza del territorio e il buon senso, oltre alla professionalità dell’equipaggio a bordo del mezzo di soccorso, ha fatto sì che tutto si risolvesse nel migliore dei modi nonostante l’errore delle località indicate dalla Centrale.

Questa volta è andata bene ma tutti capiscono che anche un solo minuto in queste emergenze può consentire di salvare una vita.

Nell’atto di indirizzo, che presentammo nel lontano mese di giugno – continuano i meloniani – e solo pochi giorni fa discusso in seconda commissione consiliare, chiedevamo al sindaco Latini, e chiediamo oggi con rinnovato vigore, “di attivarsi e sollecitare l’Azienda USL e contestualmente la Regione dell’Umbria, affinché si provveda subito al potenziamento del territorio del Comune di Terni con l’attivazione immediata di almeno una ulteriore ambulanza infermieristica h24”.

Una necessita già evidente alla luce dell’attività svolta normalmente, che nel periodo pre-covid, risulta a tutt’oggi  non  ancora attivata a Terni, come  invece nelle altre aree territoriali della Regione.

Al tempo stesso – continua il gruppo di Fratelli d’Italia – chiedevamo, e chiediamo, al sindaco Latini di sollecitare USL e Regione al fine di “provvedere ad una urgente quanto necessaria revisione e riorganizzazione del sistema a livello regionale, prevedendo in questa fase accanto al Numero unico di Emergenza 2 centrali di 2° livello nelle due provincie regionali ( Perugia e Terni) tenendo presente le professionalità, le competenze e l’esperienza del nostro territorio, in  modo da poter garantire, così come richiesto anche dalla normativa, risposte eque ed adeguate all’utenza, nei tempi previsti dai decreti ministeriali, con procedure standardizzate che supportino il lavoro degli operatori del settore.

Va infatti considerato che nell’area ternana esiste una rilevante criticità, in quanto la preponderante componente industriale a ridosso della città e, l’elevata popolazione/kmq, 5 volte in più rispetto ai comuni limitrofi con la stessa dotazione di mezzi di soccorso, determina una situazione preoccupante per il sistema di emergenza, il quale  potrebbe non riuscire a rispettare i tempi medi di intervento previsti dallo specifico decreto ministeriale, che in territorio urbano corrispondono a 8 minuti”.

La nostra iniziativa consiliare – aggiungono Patrizia Braghiroli, Maurizio Cecconelli, Rita Pepegna e Monia Santini – nasce anche dalla constatazione che a  distanza di 7 anni, dalla istituzione della centrale operativa unica regionale 118 che nel 2013 , con la motivazione di un risparmio economico, raggruppò le tre centrali operative umbre di Terni, Foligno e Perugia ed oggi ancor peggio con l’istituzione del numero unico di emergenza ( NUE), ennesima azione di accentramento, si rileva un numero significativo di interventi impropri, nonché errori continui e ripetuti nella localizzazione del target di intervento, con allungamento considerevole dei tempi. Inoltre invece di omogeneizzare le procedure di intervento sul territorio regionale, persiste una diversificazione sia nel modus operandi che nella gestione dell’intervento, che nella composizione degli equipaggi dei mezzi di soccorso”.

“Per tutti questi motivi – concludono – crediamo che la nostra valutazione del rischio evidenziata nell’atto di indirizzo e sottovalutata da gran parte degli altri gruppi consiliari debba essere ribadita con fermezza a tutela della salute e della vita dei cittadini di questa parte dell’Umbria”.

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