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La storia di un’eredità contesa dalla Sicilia approda a Perugia: una battaglia legale lunga 25 anni

Approda in Umbria la battaglia legale su un’eredità contesa che si trascina da 25 anni. Una battaglia, combattuta a suon di ricorsi, che nasce in Sicilia e finisce a Perugia. Alla procura del capoluogo umbro, competente per territorio, è stata presentata una denuncia nei confronti dei giudici della seconda sezione civile di Cassazione che non avrebbero tenuto nella giusta considerazione alcune anomalie che il denunciante aveva rilevato rispetto al giudizio del Corte d’Appello di Palermo che aveva respinto la sua richiesta di annullamento del testamento. Sentenza confermata anche dalla Suprema Corte.
La vicenda nasce nel ’91 quando in Sicilia muore Leonardo Signorino. Al momento dell’apertura del testamento il nipote Antonino, orfano sin da tenera età ed affidato allo zio dal tribunale dei Minori, cresciuto ed educato come un figlio, scopre l’amara sorpresa: lo zio aveva modificato il testamento in favore di altri soggetti tra cui l’infermiere e badante che lo ha accudito nell’ultimo periodo. Antonino non ci sta: il secondo testamento per lui non è valido in quanto redatto dallo zio in un periodo in cui, sopraffatto dalla malattia, non era in grado di intendere e di volere. Cita quindi gli eredi in giudizio per ottenere l’annullamento del testamento. Perde il ricorso. Nel frattempo però Antonino e la sua famiglia – la moglie in particolare – svolgono degli approfondimenti sulla morte dello zio da cui – a loro giudizio – emergono una serie di lacune giuridiche che i tre gradi di giudizio non hanno colmato. Tra queste, la data esatta del decesso e il luogo del decesso. Secondo il ricorrente, Leonardo Signorino non è morto in ospedale ma a casa. Ci sarebbero delle incongruità nel certificato di morte, inoltre il corpo sarebbe stato tumulato in assenza del certificato di avvenuto decesso. Particolari che – a detta del ricorrente – evidenziano irregolarità nelle procedure amministrative che sono sfuggite ai tre gradi di giudizio. Altra incongruenza riguarda il fatto che il defunto aveva ottenuto dal tribunale dei minori di Mazara del Vallo l’affidamento del nipote Antonino, orfano di entrambi i genitori, che nel primo testamento era erede universale e nel secondo non compare neanche nella quota legittima. Stante le anomalie e le lacune evidenziate dal ricorrente, la famiglia del ricorrente, che come detto ha presentato denuncia in procura a Perugia contro i giudici di Cassazione, ha inoltrato anche ricorso straordinario al Capo dello Stato, la cui decisione è attesa a breve.

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