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Ast: primo contatto al Mise, “A breve la convocazione del tavolo”

TERNI – “Il Ministero dello sviluppo economico si appresta ad aprire un tavolo di confronto sulla questione Ast”. Lo ha detto questa mattina il presidente del gruppo regionale del M5S Thomas De Luca.
“Stamani mi sono confrontato con il Sottosegretario di Stato al Ministero dello sviluppo economico Alessandra Todde, ricevendo l’ennesima conferma di come l’attenzione del Governo Conte sia massima rispetto agli sviluppi che riguardano il futuro del polo siderurgico di Terni. L’apertura di un tavolo di confronto è il primo passo per conoscere le reali intenzioni di Thyssenkrupp ed avere conferme ufficiali rispetto ad eventuali trattative con soggetti interessati all’acquisizione del polo produttivo ternano, considerando che le priorità rimangono quelle del mantenimento dei livelli occupazionali e le prospettive legate all’articolata questione ambientale.
 Una situazione che in queste ore sta destando preoccupazione per migliaia di famiglie e su un’intera comunità e per la quale unitariamente Comune di Terni, Regione Umbria e Governo nazionale sono chiamati a fare la propria parte”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Pd. Il deputato Walter Verini e il consigliere regionale Fabio Paparelli hanno fatto sapere infatti che “a seguito del colloquio avuto con la sottosegretaria alla sviluppo economico Alessia Morani, è emerso che il Governo ha già stabilito un primo contatto con i vertici di Ast. La sottosegretaria Morani ha ribadito l’intenzione del Governo di confermare e difendere la strategicità del sito produttivo di Terni, acquisendo, nelle prossime ore, tutti gli elementi utili alla convocazione di un tavolo nazionale sulla vicenda”.

Intanto le segreterie territoriali di Fiom, Fim, Uilm, Fismic, Ugl, Usb e Rsu hanno tenuto una riunione congiunta al termine della quale hanno espresso “profonda preoccupazione per il disimpegno dichiarato dalla multinazionale ThyssenKrupp nei confronti del sito di Terni”.

“Le dichiarazioni contraddittorie degli ultimi anni sulla strategicità del sito e da ultimo le prospettive più volte annunciate dal management, in ordine al rilancio, dopo la vendita del settore elevator – dicono i sindacati – vengono spazzate via dalle esternazioni del consiglio di supervisione del 18 maggio 2020.

Le organizzazioni sindacali hanno sempre espresso perplessità e non hanno mai creduto agli annunci del management ai vari livelli, continuando, invece, a considerare probabile la cessione del sito.

“Una prima conferma – dicono – viene dal fatto che dal prossimo 23 maggio e fino al 3 giugno si fermeranno tutte le produzioni, con una prospettiva nebulosa e comunque non rosea per i mesi a venire”.

Le segreterie territoriali ribadiscono la strategicità e l’essenzialità delle produzioni (come sottoscritto al MISE nel settembre 2019) delle Acciaierie di Terni, che rappresentano il 61% del PIL comunale, il 37% di quello provinciale e il 15% di quello regionale, ed essendo la prima azienda per fatturato e numero addetti nel territorio con 2350 diretti, 150 somministrati e OLTRE 1500 lavoratori dell’indotto. Un altro colpo a questo tessuto avrà evidenti ricadute su tutto il contesto economico cittadino e regionale, con i ripercussioni sui mercati nazionali ed europei.

In questo contesto di riorganizzazioni delle produzione europee è vitale evitare la deindustrializzazione dell’Italia auspicando un’immediata ripresa del tavolo nazionale dove si dovrà registrare anche l’impegno concreto delle Istituzioni locali, per essere in grado di trovare tutte le soluzioni possibili, garantendo il futuro del sito e scongiurando un pericoloso indebolimento.

I sindacati pertanto chiedono: una salvaguardia del sito integrato, delle produzioni, dell’assetto impiantistico e dei livelli occupazionali e salariali anche dell’indotto; l’individuazione di un player o di un partener di livello europeo o mondiale con, vocazione industriale e che abbia volontà e capacità a produrre e sviluppare il sito di Terni; nell’immediato, la vigilanza sulla sostenibilità economica e finanziaria con il mantenimento delle quote di mercato; la conferma degli investimenti programmati -a partire da quelli ambientali- e nuovi investimenti da destinare alla ricerca e all’innovazione per essere competitivi nei mercati globali.

Nel frattempo i parlamentari della Lega hanno presentato un’interrogazione al Senato e una alla camera nella qualche chiedono di “Garantire l’integrità della filiera dell’acciaio italiano ed estendere la Golden Power anche al settore siderurgico per tutelare e salvaguardare l’Ast di Terni, le alte professionalità che vi lavorano, le eccellenze produttive del sito nonché gli investimenti ed il progetto di rilancio avviato”.

Secondo Virginio Caparvi, Riccardo Augusto Marchetti, Valeria Alessandrini, Luca Briziarelli, Barbara Saltamartini, Stefano Lucidi e Simone Pillon “è questo il punto di partenza per sancire una volta per tutte che il sito di Terni è stato strategico per l’Italia, come finora soltanto dichiarato dal Governo”.

Analoga interrogazione sarà depositata anche in consiglio regionale dal gruppo della Lega “per sostenere la presidente Tesei nel chiedere che il Governo intervenga con forza in difesa di Ast”. “Riteniamo – continuano – che in questo momento, a poche ore dall’annuncio di una possibile cessione, la partita legata a scelte commerciali e di riposizionamento sul mercato della multinazionale tedesca, si giochi a livello europeo e nazionale, per questo motivi il Governo italiano deve fare la sua parte in sede comunitaria su temi quali concorrenza asiatica sia cinese che indonesiana, misure antidumping e aiuti di Stato, ma deve anche dare seguito agli accordi sottoscritti al Mise, alla risoluzione del tema energetico e dare sostegno alla produzione in tempo di coronavirus. Stiamo lavorando, anche su questo fronte, in sinergia e sintonia con il sindaco di Terni Leonardo Latini e alla presidente di Regione Donatella Tesei per consentire che Ast continui ad essere un punto di riferimento economico e sociale per Terni e per l’Umbria”.

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